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Eventi


Giovedì 7 Marzo 2013
alle ore 18:00

Don Backy

55 anni di musica, 55 anni di storia.
In occasione dell'uscita del quinto volume delle "Memorie di un Juke Box".
Don Backy (1939), i toscano Aldo Caponi, già prima dello scoccare dei 60, è protagonista di alcune esibizioni nel genere rock and roll - insieme al gruppo, Kiss - con il nome d'arte di Agaton. Nel 1962 grazie all'invio della sua prima canzone, "La Storia di Frankie Ballan", entra a far parte del Clan e partecipa alla prima edizione del Cantagiro - con il nuovo nome di Don Backy e la stessa canzone - arrivando 2° nella classifica degli esordienti. Continua a parteciparvi negli anni seguenti, nel '63 e nel '64, con "Amico" e "Io che giro il mondo". Scrive il testo in italiano di “Stand By Me”, di Ben E. King, col titolo di “Pregherò”, incisa poi da Celentano, come quello di un'altra cover “Don't play that song”, che diventa il seguito di Pregherò, col titolo di “Tu Vedrai” - incisa da Ricki Gianco - oltre a quelli di “Sabato triste” e “Sono un simpatico”, sempre per Celentano. Le sue esibizioni canore, sono accompagnate dal gruppo I Fuggiaschi (1963/1966) e successivamente da La Banda (1967/1970). Pubblica per Feltrinelli, il libro: "Io che miro il tondo" (1967), che risulta essere il primo scritto da un cantante, in Italia. Altri volumi nel '70 (“Cielo 'o Connors & Franz il guercio, Soci a Parigi”) e nel '74 (“Radiografia a un Pupazzo di neve”). Resterà nel Clan fino all'inizio del 1968, quando ne uscirà per divergenze amministrative. Costituirà una propria etichetta denominata “Amico”, con la quale farà uscire il primo album concept prodotto in Italia, “Le quattro stagioni di Don Backy” (1968). E' l'anno che per il Festival di Sanremo scrive due canzoni: “Casa bianca”, cantata da Marisa Sannia e Ornella Vanoni, che si classificherà al 2° posto della classifica finale - dopo aver vinto la prima serata - e “Canzone”, cantata da Celentano - che nel frattempo gli si è sostituito, imponendosi all'organizzatore - in coppia con Milva, con la quale si classificano al 3° posto. Attivo sul fronte cinematografico come attore in numerosi film, tra i più famosi, "Banditi a Milano", di Carlo Lizzani, con G.M. Volonté. "I 7 Fratelli Cervi", di G. Puccini, sempre con G.M. Volonté. "Barbagia", ancora di Lizzani, con Terence Hill e "Satyricon" di G.L. Polidori, con F. Fabrizi. Notevole  l'interpretazione di "Bisturi", nel film Cult di Mario Bava, "Cani Arrabbiati", film da cui Quentin Tarantino, dichiara di essersi ispirato per il suo titolo, "Le Jene". Dopo un paio di esperienze in teatro, con due commedie musicali (“Teomedio” - 1980) (“Marco Polo” – 1981), nelle quali è protagonista e autore delle musiche e delle canzoni, si dedica al fumetto con ben tre opere (“L'Inferno”, “Clanyricon” e la Commedia musicale a fumetti, “Sognando”). Quest'ultima passa in Tv su Rai2 in 9 puntate (1978)). La passione per i paesaggi di neve fiamminghi, lo porta a dipingere una cinquantina di tele, per la sua personale galleria. Inizia a scrivere il racconto della sua avventura artistica, a partire dal 1955, con l'avvento del rock and roll, in un prezioso volume illustrato e ricco di ricordi: "Questa é la Storia..." (1955/1969). (Coniglio, 2007) e lo riedita per la propria edizione, L'Isola che c'è (2008). Prosegue quindi il racconto, decidendo di arrivare fino ai giorni d'oggi. Pubblica così ancora 2 volumi ("Storia di altre storie..." (1970/1979) e "Storia di altre strade..." (1980/1989), con l'intenzione di editare entro il 2012 il quarto tomo dal titolo "Le Mille in una Storia..." (1990/2000) ed un quinto e definitivo, "Tutto quanto si fa Storia..." (2000/2010). Ricca anche la produzione di Album/Cd, con circa 20 titoli, da L'amore (Clan, 1965) a Il mestiere delle Canzoni (Ciliegia bianca, 2010).

Il ragazzo esuberante e fantasioso di Santa Croce sull'Arno - che rispondeva a Aldo Caponi - affascinato da Bill Haley nel film "Senza tregua il rock and roll", (1957) dal Marlon Brando di "Bulli & Pupe" e da James Dean di "Gioventù bruciata", trovò spazio per esprimere tutta la vulcanica voglia e l'impetuosa ispirazione che premeva dentro, scrivendo e cantando l'esuberante e gestuale musica rock, al dancing "La Sirenetta" (1959). Incise – a sue spese - i primi dischi, nel 1960 con il nome d'arte di "Agaton." Vale la pena, anche per cercare di tirare fuori – di questo personaggio – un quadro il più uniforme possibile, leggere alcune valutazioni sulle ragioni che contribuirono a fare di Don Backy, uno dei cantanti-autori più amati dai giovani della sua generazione: <<Per qualche motivo (tutt’altro che oscuro) Don Backy piaceva molto ai giovani degli anni ’60. Il suo viso, certo non bello secondo i tradizionali canoni da fotoromanzo, la sua voce un po’ roca, ma ricca di espressività, i suoi atteggiamenti controcorrente - tutti questi elementi contribuivano a fare di Don Backy l’idolo di una gioventù che negli eroi della musica popolare, cercava qualcosa di più che 'Papaveri e Papere'; cercava chi potesse incarnare le ansie, le voglie, la pazzia di quei vent’anni che si hanno una sola volta nella vita. Più o meno. Con quel suo sorriso guascone e la valigia piena di progetti, era entrato in contatto con Adriano Celentano, che – dopo aver formato il Clan - cercava talenti non allineati, elementi dotati di personalità, un po’ spavaldi anche, lunatici magari… in altre parole, < geniali>>. (Mario Ragni, discografico) E che Don Backy avesse tutte queste caratteristiche, lo si evince anche dal ritratto che esce dalla penna esperta di Gianni Minà: <<Ci sono persone che intrigano subito la curiosità di un cronista, per la singolarità e la poliedricità della loro fantasia. Non hanno studiato magari per fare un certo mestiere, eppure lo fanno, con un’invenzione in più, qualche volta incorretti, ma sempre interessanti più degli altri, spesso geniali. Il mio amico Aldo Caponi è uno di questi. Nei famigerati anni ’60 non era un musicista, eppure era il più creativo autore del Clan Celentano, non aveva voce affinata, eppure era diventato cantante non banale. I suoi successi, l’Immensità, Canzone, sono vere immagini di un epoca, e fecero schiattare d’invidia i cosiddetti ‘autori patentati’, a chi pensava che i cantautori impegnati fossero altri. E lui rideva. Don Backy non dimenticava le sue radici, la sua terra ironica e anarchica.
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