Si possono abbandonare il proprio padre e la propria madre? Si può sbattere la porta, scendere le scale e decidere che non li si vedrà più? Mettere in discussione l’origine, sfuggire alla sua stretta? Dopo dieci anni sottratti al logoramento di una violenza sottile e pervasiva tra le mura di casa, finalmente un figlio può voltarsi e narrare la sua disgraziata famiglia e il tabù di questa censura “con la forza brutale del romanzo”.
Questa storia comincia una sera d’inverno, il 7 gennaio 1978. Davanti a una sede del Movimento sociale italiano nel quartiere Appio Latino, a Roma, vengono uccisi a colpi d’arma da fuoco due attivisti di destra. Da quel momento, i morti di Acca Larentia diventano icone intoccabili del neofascismo. Questa storia ricomincia il 30 aprile 1987, quando viene arrestato Mario Scrocca, un militante di estrema sinistra.
Ritsu è una giovane scrittrice in cerca di ispirazione quando viene contattata da una donna misteriosa, Ky?ko Kuki, che si offre di pagarla profumatamente per scrivere la biografia di sua sorella Yuri, morta da poco. A rendere ancora più surreale questa strana richiesta c’è poi un dettaglio: la scrittrice somiglia in maniera impressionante alla defunta. Seppur riluttante, Ritsu accetta l’incarico, persuasa anche da Seiji, l’affascinante marito di Ky?ko, e inizia a documentarsi e a raccogliere informazioni...
A Madrid vive una famiglia come tante: una madre vedova ormai anziana, tre figli adulti. La madre fra poco compirà ottant’anni e, per l’occasione, l’unico figlio maschio vuole organizzare un pranzo che riunisca tutti. Ma le sorelle non ci stanno: ha forse dimenticato che non si parlano più da mesi? In effetti, a ben guardare la situazione è tutt’altro che idilliaca.
Kharkiv, 1930, Debora Rosenbaum, diciassettenne ambiziosa e innamorata della letteratura, arriva nella capitale della nuova Repubblica socialista sovietica ucraina per costruire il proprio destino come donna moderna. Finalmente sembra arrivato il futuro, le vecchie e stantie tradizioni sono superate, anche la religione ebraica della famiglia non è più una questione importante; è il mondo nuovo, un altro inizio, l’era sovietica, in cui i grattacieli spuntano da un giorno all’altro e il paese si avvia verso la prosperità socialista.
Abbiamo piú informazioni su Alessandro Magno, vissuto oltre duemila anni prima di lui, che su Cavallo Pazzo, morto poco meno di centocinquant’anni fa. Questo perché Cavallo Pazzo visse gran parte della sua esistenza da solo nelle praterie, cacciando, vagabondando e sognando, conducendo, insomma, la vita libera degli indiani delle Pianure. Non amava parlare con le persone e tanto meno con i bianchi, che si spingevano sempre piú a ovest...
«E noi, che cosa stiamo diventando? E io, cosa sono diventato?» si chiede Paolo Nori. E la risposta viene da una lontananza che in verità brucia distanze e porta con sé, come fosse turbine di visioni, di fatti, di sentimenti, e naturalmente di poesia, la vita di Anna Achmatova. «Vogliamo raccontare» dice Nori «la storia di Anna Achmatova, una poetessa russa nata nei pressi di Odessa nel 1889 e morta a Mosca nel 1966.