«Il folle fugge dal pensiero cristallizzato per vivere in un futuro diverso e apre strade che solo più tardi saranno percorse con naturalezza anche dai cosiddetti normali.» Albert Einstein diceva che «solo coloro che sono abbastanza folli da poter pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero». La follia non è irrazionalità, la follia può essere considerata una forma di pensiero eccentrico, capace di nuove interpretazioni, nuovi modi di vedere e nuovi modi di cogliere il mondo.
Livia ha quarant’anni, è italiana, e vive a New York. Lavora come editor e traduttrice quando incontra Arno, americano, analista informatico, un uomo pacato e brillante: i due più che conoscersi si riconoscono, e presto fanno coppia. Ma, come spesso avviene dopo una certa età, c’è un passato con cui fare i conti. Arno ha infatti alle spalle un matrimonio e un divorzio, una ex moglie e soprattutto una figlia di cinque anni, Emma.
Un giorno d’agosto una donna si prepara a stare via per un po’. Lascia una lettera di istruzioni ai figli, perché anche in sua assenza possano trovare le cose che non trovano mai. Per esempio i doposci. Non è la stagione dello sci, ma chissà quando lei potrà tornare. Questa è la sua storia. Non è il diario di una malattia, ma la testimonianza esatta che nessuno si salva da solo. A risuonare in queste pagine sono le voci degli altri. La voce di Angelina, che ha il piglio di una capobanda e tratta le altre pazienti con tenerezza.
Che fine ha fatto Kala? A Kinlough, una cittadina irlandese che si affaccia sul mare, è l'estate del 2003. Un gruppo di amici quindicenni sta vivendo il momento più bello della vita: i primi amori, le prime sbronze, l'amicizia viscerale come può esserlo solo a quell'età. È un'estate vissuta come se dovesse durare in eterno. È l'estate che cambierà per sempre le loro vite. Kala Lanann, carismatica leader del gruppo, trasgressiva e spericolata, al culmine di quella stagione scomparirà senza lasciare traccia.
Nelle foreste della Kirghisia, tra le montagne e un lago gigantesco, c’è un avamposto della forestale, un pugno di case affacciate sul torrente. Vi abitano tre famiglie e un bambino di sette anni – testa tonda, orecchie a sventola – affidato alle cure del nonno Momun. La sua fantasia eleva tutto ciò che ha attorno – acqua, sassi, paesaggio – a qualcosa di epico, quasi assoluto.
Dopo la morte del padre, un famoso scienziato che fra le mura di casa esercitava una cupa tirannia, Atara, architetto cinquantenne dalla burrascosa vita sentimentale e madre di due figli, va in cerca del suo oscuro passato. Ritrovare la quasi centenaria prima moglie di lui e sentirla parlare della stagione eroica in cui entrambi facevano parte della Resistenza contro gli inglesi prima della fondazione dello Stato d'Israele non fa che infittire il mistero.
Viviamo in un’epoca in cui niente è impossibile, dunque se le cose non vanno dev’essere per forza colpa nostra: Selene se ne è quasi convinta. Passati i trent’anni, non ha ancora trovato la sua strada: dove ha sbagliato? È stata l’ultima delle sue azioni impulsive, aprire un ristorante che ora è sull’orlo del fallimento, oppure è successo quindici anni fa, quando ha preso la sua prima decisione da adulta?
Questi racconti femministi contemporanei provenienti dal Giappone, scritti dall’acclamata autrice di Nel paese delle donne selvagge, fondono splendidamente l’umorismo dell’assurdo con una tagliente critica sociale, con un effetto emozionante e inaspettato. Una raccolta di cinquantatré racconti e flash fiction brillantemente originali.