
Martedì 3 Marzo 2026
alle ore 18:00
alle ore 18:00
Giuseppe Remuzzi
Mondadori
Non è prevista la prenotazione per l'evento. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. Vi invitiamo a giungere in libreria con buon anticipo.
«Le persone che stanno per morire devono poter scegliere» ricordava l'arcivescovo Desmond Tutu quando sentì avvicinarsi il momento di lasciare questa terra. «Anch'io in passato, come tanti vescovi, mi ero opposto alla possibilità che qualcuno fosse aiutato a morire. Poi ho cambiato idea.» La vita, come si sente dire spesso, è sacra ma anche la morte è parte della vita, e riconoscerlo è il primo passo per restituirle dignità. Da qui prende avvio la riflessione di Giuseppe Remuzzi su un confine che riguarda tutti, ma che continuiamo a considerare estraneo. Viene dunque da domandarsi: perché, se possiamo disporre della nostra esistenza in tutto e per tutto, non dovremmo poter disporre anche della nostra morte? Perché si possono rifiutare le terapie per le malattie curabili, ma non la respirazione forzata, l'dratazione, l'alimentazione e tutte quelle pratiche che trasformano i momenti più intimi della vita in un tormento? «Di medico non c'è più nulla» ha scritto Gustavo Zagrebelsky a proposito delle leggi che cercano di normare ciò che appartiene invece all'intimità delle persone. La legge, d'altronde, è il luogo meno adatto per depositare le nostre ultime volontà: gli ultimi momenti della vita devono restare tra il paziente, il suo medico e chi gli è caro. Anche il grande cardiochirurgo Michael DeBakey, operato a novantasette anni, diceva che «medici bravi, che conoscono i loro ammalati, devono poter decidere senza bisogno di comitati». È in quella relazione di fiducia, nella conoscenza reciproca, che la medicina ritrova la sua verità più profonda. In queste pagine lucide e piene di compassione, Remuzzi parla con rispetto della vita proprio perché osa parlare, senza paura, della morte. Ci invita così a guardare ciò che più ci spaventa, ma solo per scoprire che anche nell?ultimo tratto dell'esistenza può esserci consapevolezza, libertà, e perfino pace.
Giuseppe Remuzzi è dal 2018 direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Laureato in Medicina e specializzato in Ematologia e Nefrologia, è diventato primario nel 1999. È socio dell’Accademia dei Lincei, professore ordinario «per chiara fama» dell’Università Statale di Milano e scrive per il «Corriere della Sera». È stato membro dell’Editorial Board del «New England Journal of Medicine» e di «The Lancet». Con Solferino ha pubblicato Le impronte del signor Neanderthal (2021), Le monetine di Roosevelt (2022), Le sanguisughe di Giulietta (2024) e, con Telmo Pievani, Dove comincia l’uomo (2025).
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