Una della pagine più tragiche e traumatiche della storia recente dei Balcani e dell'ex Jugoslavia, l'assedio di Sarajevo, raccontate però attraverso i ricordi, le parole e le emozioni di un bambino costretto a crescere in fretta, in mezzo a bombardamenti, mercato nero, cecchini, miseria, ma anche amicizie e passioni. Vittorio Campana
È il 1992, il piccolo Tijan ascolta una canzone di David Bowie alla radio quando le prime bombe colpiscono i quartieri di Sarajevo. Con tutta la famiglia il bambino si precipita in cantina in cerca di riparo mentre il mondo sembra esplodergli intorno. Lo shock iniziale è enorme, la vita cambia radicalmente. I negozi chiudono, le dispense si svuotano, in tanti scappano dalla città. Col passare del tempo la guerra però diventa quasi un’abitudine: tra terrore e noia, la gente cerca di inventarsi una nuova quotidianità. Mentre i genitori si dimostrano inadeguati ad affrontare la situazione, l’undicenne Tijan impara presto a cavarsela da solo e insieme agli amici Rafik e Sead affronta saccheggiatori, vende oggetti al mercato nero e baratta riviste pornografiche con i soldati in cambio di dolciumi… Un romanzo di formazione e memoria dallo stile avvincente e tragicomico, il ritratto di una generazione costretta a crescere fra le macerie.
Tijan Sila, nato nel 1981 a Sarajevo, nel 1994 è arrivato come rifugiato di guerra in Germania, dove ha studiato lingua e letteratura tedesca e inglese a Heidelberg. Insegnante di tedesco e membro di una band punk, ha esordito in narrativa nel 2017 e Radio Sarajevo è il suo romanzo più recente. Nel 2024 si è aggiudicato il prestigiosissimo Premio Ingeborg Bachmann.
È il 1992, il piccolo Tijan ascolta una canzone di David Bowie alla radio quando le prime bombe colpiscono i quartieri di Sarajevo. Con tutta la famiglia il bambino si precipita in cantina in cerca di riparo mentre il mondo sembra esplodergli intorno. Lo shock iniziale è enorme, la vita cambia radicalmente. I negozi chiudono, le dispense si svuotano, in tanti scappano dalla città. Col passare del tempo la guerra però diventa quasi un’abitudine: tra terrore e noia, la gente cerca di inventarsi una nuova quotidianità. Mentre i genitori si dimostrano inadeguati ad affrontare la situazione, l’undicenne Tijan impara presto a cavarsela da solo e insieme agli amici Rafik e Sead affronta saccheggiatori, vende oggetti al mercato nero e baratta riviste pornografiche con i soldati in cambio di dolciumi… Un romanzo di formazione e memoria dallo stile avvincente e tragicomico, il ritratto di una generazione costretta a crescere fra le macerie.
Tijan Sila, nato nel 1981 a Sarajevo, nel 1994 è arrivato come rifugiato di guerra in Germania, dove ha studiato lingua e letteratura tedesca e inglese a Heidelberg. Insegnante di tedesco e membro di una band punk, ha esordito in narrativa nel 2017 e Radio Sarajevo è il suo romanzo più recente. Nel 2024 si è aggiudicato il prestigiosissimo Premio Ingeborg Bachmann.

