“Il vero nome di Rosamund Fisher” è Inge Brigitte Hoss, la figlia Rudolph Hoss , il comandante di Auschwitz e per tre anni ha vissuto assieme alla sua famiglia in una bella casa, arredata con i mobili confiscati ai prigionieri ebrei. Inge Brigitte e i suoi fratelli giocavano nel giardino adiacente al campo di concentramento, la loro madre organizzava cene sfarzose e party di compleanno mentre al di là del muro si svolgeva la crudeltà della soluzione finale. Lavinia Manfrotto
| Ean |
9788804778844 |
| Titolo |
VERO NOME DI ROSAMUND FISCHER |
| Autore |
DOLCE SIMONA |
| Editore |
MONDADORI |
| Collana |
OMNIBUS |
| Data pubblicazione |
07/05/2024 |
Rosamund Fischer ha ottant'anni e vive ad Arlington, in Virginia. Un giorno squilla il telefono e la voce di un uomo pronuncia il suo vero nome, Inge Brigitte. La donna si trova catapultata nel 1940: in Europa infuria la guerra, e Inge Brigitte e i suoi fratelli trascorrono un'infanzia idilliaca. Ma è davvero così perfetta? I bambini non sanno di vivere accanto a un campo di concentramento non sanno che le domestiche, il giardiniere, le sarte, il barbiere sono tutti prigionieri non sanno che il padre, Rudolf Höss, è in realtà il comandante di Auschwitz. All'età di diciassette anni, Inge Brigitte decide di scappare dal suo nome e dalle macerie della Germania postbellica assume una nuova identità, quella di Rosamund Fischer, e si trasferisce a Madrid, dove diventa indossatrice per Cristóbal Balenciaga, il più grande couturier del mondo. Frequentando l'alta società, incontra l'uomo che sposerà e con cui si stabilirà negli Stati Uniti. Dopo tanti anni trascorsi a crearsi una vita diversa, lontana dai riflettori della storia, il passato bussa improvvisamente alla sua porta e lei decide di svelare, per la prima volta, la sua verità. Chi è nel profondo quella donna, è Rosamund o è ancora la piccola Inge Brigitte? Simona Dolce, grazie a un'accurata documentazione storica, ci racconta una figura femminile inedita e controversa, intrappolata nelle menzogne e incapace di ricucire i propri ricordi con la memoria della più grande tragedia del Novecento. La sua scrittura nitida e acuminata scandaglia le ambiguità di una famiglia illusoriamente perfetta, ci interroga sulle infinite maschere che il male può indossare nel quotidiano e su come la dedizione verso un mondo ideale, grande quanto una villetta con giardino, possa diventare un'ossessione accecante e crudele.
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