L’argomento di “8,6° di separazione” di Giulia Scomazzon potrebbe risultare respingente: una storia di dipendenze (alcool in primis ma anche psicofarmaci e cannabis per non farsi mancare niente…) in un quadro nel quale si teme possa serpeggiare un disperante nichilismo. Invece il romanzo è di lettura più che piacevole, grazie ad una sapienza stilistica innervata da una grazia ironica ed autoironica. Ci si sorprende a rileggere molte frasi del libro sorpresi dal loro ricamo prezioso mai disgiunto da un sentimento di profonda umanità. Arturo Moro
La fine di una lunga e turbolenta relazione e un’inattesa battuta d’arresto spingono Alice, insegnante poco più che trentenne, ad affrontare il problema del suo decennale abuso di alcolici. Intraprende così un percorso discontinuo e disilluso tra psicologi, psichiatri, Alcolisti Anonimi, Servizi territoriali per le Dipendenze e lavoro agricolo, ma nulla sembra convincerla della necessità esistenziale di scegliere la sobrietà. Sempre più sola, scivola a poco a poco nelle rodate logiche della provincia veneta in cui vive e che credeva di detestare: la lealtà a un lavoro che la frustra e una socialità sostenuta dal rito compulsivo degli aperitivi. Più Alice si impegna nella negazione ironica della sua dipendenza, più gli spazi della sua quotidianità la confinano. Casa, scuola, supermercato dove rifornirsi di alcolici, bar e ancora casa le offrono un riparo a costo, però, della sua invisibilità. Fin quando la speranza (o forse l’illusione) di un nuovo inizio metterà in dubbio la sua vocazione alla scomparsa.
Dopo La paura ferisce come un coltello arrugginito, il suo acclamato memoir d’esordio, Giulia Scomazzon scrive il romanzo lancinante e coinvolgente di una donna inquieta che osserva il mondo dalle retrovie.
Giulia Scomazzon è nata a Vicenza nel 1987. Ha un dottorato in Letterature e Media e nel 2021 ha pubblicato il saggio sul “true crime” Crimine, colpa e testimonianza (Mimesis). Nel 2023 con nottetempo ha pubblicato La paura ferisce come un coltello arrugginito (vincitore del Premio Bagutta Opera Prima).
La fine di una lunga e turbolenta relazione e un’inattesa battuta d’arresto spingono Alice, insegnante poco più che trentenne, ad affrontare il problema del suo decennale abuso di alcolici. Intraprende così un percorso discontinuo e disilluso tra psicologi, psichiatri, Alcolisti Anonimi, Servizi territoriali per le Dipendenze e lavoro agricolo, ma nulla sembra convincerla della necessità esistenziale di scegliere la sobrietà. Sempre più sola, scivola a poco a poco nelle rodate logiche della provincia veneta in cui vive e che credeva di detestare: la lealtà a un lavoro che la frustra e una socialità sostenuta dal rito compulsivo degli aperitivi. Più Alice si impegna nella negazione ironica della sua dipendenza, più gli spazi della sua quotidianità la confinano. Casa, scuola, supermercato dove rifornirsi di alcolici, bar e ancora casa le offrono un riparo a costo, però, della sua invisibilità. Fin quando la speranza (o forse l’illusione) di un nuovo inizio metterà in dubbio la sua vocazione alla scomparsa.
Dopo La paura ferisce come un coltello arrugginito, il suo acclamato memoir d’esordio, Giulia Scomazzon scrive il romanzo lancinante e coinvolgente di una donna inquieta che osserva il mondo dalle retrovie.
Giulia Scomazzon è nata a Vicenza nel 1987. Ha un dottorato in Letterature e Media e nel 2021 ha pubblicato il saggio sul “true crime” Crimine, colpa e testimonianza (Mimesis). Nel 2023 con nottetempo ha pubblicato La paura ferisce come un coltello arrugginito (vincitore del Premio Bagutta Opera Prima).

